9 novembre 2017

Cibarsi di rose e di spine

Cammino per strade
dove il passo non lascia impronta. 
Perdo lo sguardo nella pioggia buia di novembre 
attento a cercare cose di cui vivo.
Tanto eretto mi tiene quel che si rivela
quanto mi piego su ciò che si nasconde.
La verità nel fondo della bottiglia, inchiostro sciolto nell’alcol
vomiti sui fogli poi li scolli e perdi le parole.
Nessuno mi segue 
i miei occhi due laghi calmi 
freddi, le mani fragore 
al tempo, lì fuori, non importa.
Inseguo la quiete illuso di eluderla.




20 ottobre 2017

Tagli

Non esiste prospettiva senza aver mai visto quanto sia lontano l’orizzonte
se guardi il mare i giorni si diluiscono in ore
ci si acquieta nel gesto di stare seduti sulla riva
ma alle cose piccole preferisco la terra bruciata
una guerra tra orti abbandonati e cataste di legna marcia
va comunque combattuta, anche da sconfitti.

 

13 ottobre 2017

October, Remix & Revolution

Per quanti i rossi del tramonto in Ottobre
tanti i sussulti di vertigine
si tuffano dentro, spargono attorno semi
irrequietezza, insicurezza, si ondeggia a mezz'altezza
Ti tengono la bocca chiusa malamente
come una vecchia tomba di famiglia nel cimitero di un paese abbandonato, ormai.
Mi lasciano gli occhi ammassati come le auto di un deposito giudiziario
i miei cavi annodano il cielo calmo dell’autunno
i miei vetri in pezzi rimandano mille riflessi di sangue
le mie ruote, le tappezzerie, i meccanismi che restano
hanno visto la notte sollevarsi e ricadermi addosso
ammesso che lo fosse davvero
Magari era solo l’oscurità di un’ombra tra i muri e i cortili
o la poca luce di una stanza in cui è successo troppo.
Troppi i rossi, le ore e i giorni
troppi i rumori e la brutta musica che accompagna le danze al tramonto
So che non credi e tocca a me l’onere della prova, si scioglie il petto
gira regolare in un’orbita astrale tra la Terra e Marte
come una teiera celeste.
C’è da ripulire l’asfalto da tutto il senso
coprire pietosamente una sera distesa sul marciapiede.
Nascondere a chi passa i fori d’uscita.


9 ottobre 2017

skrt skrt skrt (dissing my own life)

Desiderare il benvenuto in quel mondo ipnagogico dove tutto succede sempre e ovunque, desiderio del campo fatto di onde che vanno e onde che vengono, onde che asincrone si scontrano con altre e creano vortici e passioni. Dove sei onda di onda e non importa se sei diretto verso scoglio che taglia o spiaggia che accoglie, in mille rivoli scivoli via, o pian piano t’assorbe.
La libreria qui vicino mi messaggia per avvisarmi dello sconto d'autunno, valido fino a mezzanotte poi la carrozza tornerà zucca e il cocchiere topolino. Basta libri per un po', ne ho tre cominciati e una certa (non modica) quantità pronta per l'inverno. E se non bastasse c'è Herzog che occhieggia in cima alla pila.
Poco meno che quattordicenne ma già preda di turbamenti, i miei amici più grandi mi portarono in un cinema d'essai a vedere Fatamorgana del grande maestro (Herzog, appunto)...sono rimasto segnato a vita, il giorno dopo, di domenica, per compensare andai a vedere "40° all'ombra del lenzuolo" con Edwige Fenech. Non mi fecero entrare perché non ancora maturo. Misteri.
Avrei dovuto da subito imparare l'arte di piegare cucchiai col pensiero.
Anche se il cucchiaio non esiste.
Mi piego all’arte di giornate spaesate e gonfie, tronfie portano in trionfo la mia resa
alzo bandiere
al vento poi mi poso e resto, a scrivere e tutto il resto, anche desiderare di essere stupido e superficiale, che rimane sempre un bell'esercizio. Desiderare. (Ridondo, rido a onda?)
Non odio niente...
sono complicato, certo, 
ma non odio nessuno.
So solo che amare è altra storia.

12 settembre 2017

got hurt





Mai immischiarsi nelle consuetudini, nei pensieri assorti,
o tra due finestre. Questione di corrente.
Le parole elettriche non si scrivono
succedono, semplicemente 
come il vento o un malessere che acceca
l’animo.
Oggi leggo malamente le nuvole nel cielo 
e come un vento improvviso il mio stomaco (si) gira
gonfia la vela del mio cuore, 
navigo in un giorno gremito di demoni
talmente assolato da sembrare l'inferno. 
Stenderò un enorme sguardo sul letto 
spianerò le pieghe e poi
le mie mani non esisteranno se non per nuotare 
in un sogno abbagliante.
Luminoso di incubi attraenti

consueti, assorti. Elettrici.

art : : Sofia
on air : : koresma the overlook

21 agosto 2017

sabbia&coca-cola 2017 (GMTZ)

1 - Intro, QCVC 6 : : non sono mai cambiato

C'è un uomo, capelli bianchi e bastone sulle ginocchia, seduto sul ciglio di una strada di campagna. Quella che prima di scendere sugli orti incrocia la provinciale. Arrampicata alle sue spalle una capra, sola, girata a brucare la poca erba verde rimasta del terrapieno.
Uno lo sguardo nell'orizzonte, l'altra su quanto di più prossimo e urgente gli resta.
Non riesco a fermarmi e fare una foto. Sarebbe scortese, potrei distrarre il vecchio o spaventare l'animale. Trovo più rispettoso descriverla, la foto. Ognuno può immaginare quanto fredda sia la luce, al tramonto, quando il vento tira così forte.

2 - Quando vuoi : : Stringimi il cuore in un pugno

In tondo gira, attorno a un tombino, una coppetta di gelato vuota
spinta dal poco vento di giorni torridi.
Piena di formiche
rimangono aggrappate a residui appiccicosi cioccolato e vaniglia.
Golose o affamate, non cambia
ché più mangiano meno si tengono alle pareti.
Muoiono di vertigine, sazie, prima che il vento cessi del tutto.

3 - Preso male : : Faccio un incubo e lo continuo da sveglio

Ho il futuro in un sogno fuori fuoco
più che nei ricordi
lascio gocce sul comodino
pietre nei cassetti
sudori asciutti sul cuscino
Sul gradino di pietra dove mi siedo, al mattino
a guardare il bosco
lascio pelle morta
cellule d'odio che non ce l'hanno fatta, le più vecchie e stanche
Molecole che avrei dovuto sciogliere nel mare
ora restano incastrate tra le crepe fredde del granito.
Atomi di saggezza e rancore mi ricordano di
sapere che sapere è tutto sommato un piacere fine a se stesso.
Di alcuna utilità
non serve a viaggiare più veloci e comunque
ci si perde facile nel bosco
sul bosco
davanti a me l'ombra delle nuvole spinte dal vento ci disegna sopra
ci scrive in verde scuro
su foglie e sassi
sull'erba ci distendo uno sguardo in tralice
come volessi suggerire alla luce la giusta punteggiatura.

4 - Vado avanti : : Vogliono sedarti per riuscire a pestarti, ma noi restiamo in piedi

Al bosco gli racconto
gli dico di quanto pesino lacrime asciutte che non possono cadere giù
dei singhiozzi interrotti
sospiri mozzati
urla inascoltate.
Così ora sa dei passi incerti
di tremori senza fine.
Al bosco non importa cosa, quanto che.
Così si trasforma e mi guarda,
è un drago che m'incendia il cuore
schiude le uova del corvo.
Quello che mi ha fatto il nido nello stomaco.
Le parole volano fuori
oltre gli alberi e il cielo.
La voce vibra assieme ai fili d'erba e ai sassi.
Per ogni ramo, per tutte le foglie.

5 - Outro, Certe volte QCVC 6 : : è bene ricordare a chi parla che puoi avere tutti i soldi del mondo ma certe volte per stare a galla ancora bastano una voce, un piano e una chitarra.

Riposo all'ombra di un vecchio lenzuolo bianco tirato tra un tronco portato dalla mareggiata e un cespuglio di rosmarino.
Riposo finché ne ho per continuare a viaggiare.
Verso il sole
a passi lenti
ma regolari come il ticchettio di un orologio.

31 agosto 2016

sabbia&coca-cola 2016 : : domani ho l'esame del seme ma ancora non ho aperto libro

Clank! (Rumore di maniglia che cerca di aprirsi su una porta chiusa dall'interno)
Toc! Toc! - poi una voce spazientita -Aprite! Chi c'è lì dentro?Ehm...signora, ci sono io adesso...e non posso proprio aprirle

massì, ma facciamolo un piccolo passo indietro:

Quando hai figli anche senza avere il fisico, fai i salti mortali, trovi soluzioni immediate a problemi complessi, la vita cambia e diventano loro il centro del mondo. Trovi estremamente divertente, infine, avere a che fare con esseri piccoli, dalla testa enorme che parlano una lingua vagamente comprensibile e che comunque fanno discorsi da ubriaco.Nel caso in cui i figli non dovessi riuscire a farli diventa tutto molto complicato: medici, analisi, esami i più disparati, e disperati si ha a che fare con prescrizioni dai nomi che non promettono niente di buono.
Questa è una storia vera, realmente accaduta a un padre che credeva nella scienza, che tutto si sarebbe aggiustato e, soprattutto, che mai la realtà avrebbe superato la fantasia...ma tant'è. In un breve arco temporale, ossia dalle otto zero zero alle otto zero cinque ogni suo convincimento ebbe a traballare. 
La non più giovane coppia con difficoltà riproduttive si trovò costretta a chiedere un consulto al reparto “Infertilità” di un noto ospedale della capitale. La location era tutta un programma, situato in un seminterrato con finestre vista sui tubi del riscaldamento centralizzato. La prima visita si era risolta in un colloquio e la revisione dei referti di una smodata quantità di analisi ed esami cui la signora si era sottoposta in precedenza e si era conclusa con un laconico: Per quanto riguarda la signora sembra sia tutto a posto, lei piuttosto – rivolgendosi al marito – venga domattina alle otto per l'esame del seme. 
Così aveva detto l'anziana dottoressa direttrice del reparto, alle sue spalle una specializzanda occhialuta e cicciottella aveva annuito come a dire: vedrà...è in ottime mani e tutto andrà per il giusto verso. 
Il giorno seguente, poco prima delle otto, il pover'uomo era posto di fronte allo sportello dell'infermiera di turno, un donnone con uno strano ghigno sulla faccia, quasi il presagio che nulla di buono s'approssimasse. Lui non ci fece caso. 
Ehm...buongiorno 
Mh! 
Dovrei...esame del seme...stamattina...le otto…
Va bene...mi dia il campione 
Ehm...Eh? Quale campione? 
Nessuno le ha detto di portarlo da casa? 
Ehm...nossignora 
Va bene...tenga. 
Ehm...cosa sono? 
Chiavi...non ne ha mai viste? 
Sì, ma chiavi di cosa? 
Sono le chiavi del ripostiglio delle scope, tenga anche questo...è un contenitore sterile e se ne ha bisogno tenga pure questo catalogo del Postalmarket. 
Ma...è seria? 
Cosa credeva...di essere in uno di quei film americani col salottino, il privéé, la tivvù coi filmini porno? Vada! ...e torni col campione!

Il ripostiglio maleodorava di stracci ancora umidi, ingombro di scope, secchi e scopettoni ma, soprattutto, buio. Si fece coraggio, si aggiustò in modo da poter sfruttare quel poco di luce che veniva da una finestrella, sopra la porta. Cercò l'ispirazione tra le pagine del Postalmarket, andò diretto alla ricerca dell'intimo femminile. Giunto alle ciabatte da donna si andava diretti ai pigiami da uomo, si rese conto che qualcuno aveva strappato un tot di pagine, quelle utili. Buttò il catalogo, chiuse gli occhi, cercò nel suo residuo immaginario erotico sbiadito da una situazione ormai degenerata. Cominciò. Dopo qualche minuto di prove e tentativi si rese conto di esserci quasi. 
Cioè..era lì. 
Era proprio lì lì, quando… 
Clank! Aprite! Chi c'è lì dentro? 
Ehm...signora, ci sono io adesso...e non posso proprio aprirle 
Avanti! Apri! Che devo fare il corridoio e mi servono straccio, secchio e scopettone. 
Signora...adesso non si può...non...non...a proposito... Signora..mmhhh?
Cosa? 
Quanti anni ha? 
Cinquantaquattro, a Novembre...perché? 
Me lo dica di nuovo...un po' più dolcemente, diciamo che ventimila lire sono sue se me lo ridice in modo un po' più sexi, eh? 
Come? 
Sì...come le signorine mezze ignude al telefono, di notte, in tivvù...ha presente?Cinquantaquattro, a novembre - con voce roca e un tantino imbarazzata - scorpione...e ventimila sono poche. 
Signora...le signorine con voci moooolto più sexi della sua prendono milleduecento lire al minuto, incluso lo scatto alla risposta. 
Ventimila è poco...facciamo cinquanta 
Venticinque... 
Trenta? Il costo del ticket. 
Ok, andata...cosa indossa? 
Beh...il camice azzurro da inserviente 
Signo'...nzestamo a capì...mpo' de fantasia peffavòre 
Ok...ho indosso un tubino nero. 
Ohhh...brava, meglio… 
Tacco dodici… 
Ohhh...sì 
Autoreggenti velate… 
No! Quelle no… 
Ok, aspetti...un attimo che mi risistemo la calza con la riga, sa la guepiere a volte fa i capricci 
Mmmmhhh...sì, sì...così 
Pizzo nero, sotto 
Ohhh...mmmmhhh...sì..sì...sìììììì..ohhhh!

Uscì col contenitore non più sterile in una mano e le trentamila nell'altra, a malapena incrociarono gli sguardi, lei prese i soldi ed entrò nel ripostiglio, lui prese il corridoio.
A un tratto si fermò, si voltò, tornò indietro e la baciò. 
Lei rispose al bacio.