13 ottobre 2017

October, Remix & Revolution

Per quanti i rossi del tramonto in Ottobre
tanti i sussulti di vertigine
si tuffano dentro, spargono attorno semi
irrequietezza, insicurezza, si ondeggia a mezz'altezza
Ti tengono la bocca chiusa malamente
come una vecchia tomba di famiglia nel cimitero di un paese abbandonato, ormai.
Mi lasciano gli occhi ammassati come le auto di un deposito giudiziario
i miei cavi annodano il cielo calmo dell’autunno
i miei vetri in pezzi rimandano mille riflessi di sangue
le mie ruote, le tappezzerie, i meccanismi che restano
hanno visto la notte sollevarsi e ricadermi addosso
ammesso che lo fosse davvero
Magari era solo l’oscurità di un’ombra tra i muri e i cortili
o la poca luce di una stanza in cui è successo troppo.
Troppi i rossi, le ore e i giorni
troppi i rumori e la brutta musica che accompagna le danze al tramonto
So che non credi e tocca a me l’onere della prova, si scioglie il petto
gira regolare in un’orbita astrale tra la Terra e Marte
come una teiera celeste.
C’è da ripulire l’asfalto da tutto il senso
coprire pietosamente una sera distesa sul marciapiede.
Nascondere a chi passa i fori d’uscita.


9 ottobre 2017

skrt skrt skrt (dissing my own life)

Desiderare il benvenuto in quel mondo ipnagogico dove tutto succede sempre e ovunque, desiderio del campo fatto di onde che vanno e onde che vengono, onde che asincrone si scontrano con altre e creano vortici e passioni. Dove sei onda di onda e non importa se sei diretto verso scoglio che taglia o spiaggia che accoglie, in mille rivoli scivoli via, o pian piano t’assorbe.
La libreria qui vicino mi messaggia per avvisarmi dello sconto d'autunno, valido fino a mezzanotte poi la carrozza tornerà zucca e il cocchiere topolino. Basta libri per un po', ne ho tre cominciati e una certa (non modica) quantità pronta per l'inverno. E se non bastasse c'è Herzog che occhieggia in cima alla pila.
Poco meno che quattordicenne ma già preda di turbamenti, i miei amici più grandi mi portarono in un cinema d'essai a vedere Fatamorgana del grande maestro (Herzog, appunto)...sono rimasto segnato a vita, il giorno dopo, di domenica, per compensare andai a vedere "40° all'ombra del lenzuolo" con Edwige Fenech. Non mi fecero entrare perché non ancora maturo. Misteri.
Avrei dovuto da subito imparare l'arte di piegare cucchiai col pensiero.
Anche se il cucchiaio non esiste.
Mi piego all’arte di giornate spaesate e gonfie, tronfie portano in trionfo la mia resa
alzo bandiere
al vento poi mi poso e resto, a scrivere e tutto il resto, anche desiderare di essere stupido e superficiale, che rimane sempre un bell'esercizio. Desiderare. (Ridondo, rido a onda?)
Non odio niente...
sono complicato, certo, 
ma non odio nessuno.
So solo che amare è altra storia.